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indumento romano costituito da un pezzo di stoffa rettangolare
che veniva indossato così come usciva dal telaio, senza nessun
intervento di taglio o cucitura. Nel medioevo il palio,
rappresentato da una ricca stoffa lunga alcune braccia, veniva
usato per accogliere re ed imperatori, ponendolo sopra le loro
teste a mo’ di baldacchino, o offerto su aste o lance come
vessillo. I premi che venivano offerti in dono ai
vincitori nelle corse medievali consistevano in alcune braccia
di seta, lana o velluto, e venivano indicati come palii. Si
trattava perciò di “correre per vincere il palio” dizione
che più tardi si abbreviò in “correre per il palio”
o “correre il palio”, tanto che questa parola
in seguito non indicò più il premio ma la gara disputata per
vincere il premio. Sappiamo che a Pisa il palio si disputava, il
primo di agosto in occasione della festa dell’Assunta, con un
particolare cerimoniale: dalla città uscivano venti cavalli
coperti da gualdrappe scarlatte, con le “armi” della Comunità,
cavalcati da giovani vestiti di abiti ricchissimi, per
proclamare i palii che dovevano vincersi in terra ed in mare.
Tra i documenti degli Anziani di Pisa troviamo l’elenco dei
premi che assegnavano ai vincitori delle singole dispute.
Così agli sfidanti andavano non solo i drappi di stoffa o palii
propriamente detti, ma anche da animali, come buoi, un montoni,
un porci, un galli e paperi, animali, generalmente riservato per
l’ultimo posto. È interessante notare come fosse molto più
alto il valore del palio rispetto a quello degli animali e come
questi beni, essendo destinati a festeggiare l’Assunta,
fossero esenti da gabella. Con la caduta della città sotto il
dominio fiorentino (1406) la regata conobbe alterne vicende, le
cronache ricordano il palio disputato nel 1440 per festeggiare
la vittoria Anghiari quando il 29 Giugno di quell’anno
l’armata fiorentina ebbe ragione sulle truppe milanesi. Così
la ricorda l’annalista pisano Tronci: “…in Pisa fu
corso un palio per Arno con fregate a dodici remi. La mossa fu
dal monastero d’Ognissanti fuori dalla città, fino al ponte
della Spina, per il quale oggi (scriveva nel 1682) si va in
fortezza e a chi primo toccò la meta, fu dato in premio un
vitello coperto di scarlatto, con l’arme della Repubblica
fiorentina da un lato e quella del Comune di Pisa
dall’altro”. Nel 1494 furono i pisani che in segno
di giubilo per la promessa di libertà dai fiorentini fatta loro
da Carlo VIII vollero correre in Arno un Palio. Riferisce lo
storico Portoveneri nel suo “Memoriale” che il 22 giugno
1495 si corse in Arno un palio di raso in seta al primo
brigantino, al secondo un palio di panno, al terzo un paio di
calze.”
Nel
1509, dopo la definitiva conquista di Pisa da parte di Firenze,
la regata cadde in disuso e solo nel 1635 il Consiglio dei
Priori - per volontà del cittadino pisano Antonio
Bartaloni Seppia - il quale aveva disposto che dopo la sua
morte si dovesse correre annualmente in concomitanza con la
Festa dell’Assunta, un Palio del valore di 50 scudi.
La
corsa doveva essere effettuata alle quattro del pomeriggio,
seguendo un preciso cerimoniale: il Palio veniva esposto sopra
l’antenna del Ponte di Mezzo ed in Arno, in prossimità del
ponte stesso, veniva collocata una chiatta con un’alta
antenna, sulla cui sommità veniva posta una banderuola o
fiamma.Le imbarcazioni ammesse al Palio, radunate intorno
all’antenna, dovevano andare alla volta del Ponte a Mare “…e
questo non per vincersi o perdersi il Palio da esse, ma per bel
vedere e gusto della città”.Ogni imbarcazione, giunta al
ponte a Mare, doveva prendere l’estratta posizione ed
attendere il segnale di partenza. Quella che, giunta
all’arrivo, riusciva con un suo componente dell’equipaggio a
salire sull’antenna e prendere la banderuola aveva vinto il
Palio. In seguito fu definitivamente stabilito anche il tipo di
imbarcazione da usare, la fregata appunto, la cui etimologia
deriva forse dal greco “aphracta”: nave senza ponte.
Antonio Cosi, nella sua relazione al Consiglio dei Priori
afferma che la fregata non differiva dalla lancia se non di nome
e che quest’ultima aveva meno velocità per la mancanza di “apposticci”.
Gli apposticci sono i supporti laterali sporgenti dal
bordo delle imbarcazioni destinate a questa regata, a mo’ di
corridoio, su cui sono collocati gli scalmi. La corsa doveva
dunque essere di “fregate” e non erano ammesse altre
imbarcazioni quali lance, gondole o simili. Nel 1718 alcune
delle fregate che corsero il Palio, per la prima volta dedicato
a San Ranieri e non più all’Assunta, portavano i nomi
gloriosi delle galere Stefaniane che avevano partecipato alla
Battaglia di Lepanto combattuta contro i Turchi per il
predominio della Cristianità. La vittoria nella Battaglia di
Lepanto fu un episodio quanto mai significativo per il pisano
Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano ed è logico comprendere
come le eroiche gesta della battaglia avessero suscitato,
specialmente a Pisa, un grande entusiasmo per l’Ordine dei
Cavalieri di Santo Stefano. Pisa, era infatti la sede
dell’arsenale ove le galere venivano costruite e che, nel
riproporre il Palio in Arno, fosse logico fare riferimento a
questa storica battaglia. L’ultimo scontro navale al
quale presero parte le navi dell’Ordine ebbe luogo non
moltissimi anni dopo, nel 1719, quando due galere Stefaniane
catturarono tre legni corsari lungo le coste della Sardegna. Nel
1737 l’arrivo del Palio, ormai consolidato in memoria di San
Ranieri fu effettuato, su richiesta del Duca di Montelimar, sul
tratto di fiume prospiciente l’attuale Lungarno Mediceo.
Il Duca volle che la sua consorte, ospitata nel Palazzo Medici
(oggi sede della Prefettura), potesse godere dello spettacolo
benché ammalata e da allora l’arrivo viene mantenuto sempre
in prossimità della seconda bifora dello storico palazzo. Oltre
ai Palii per San Ranieri si ebbero altre edizioni famose, corse
in occasione di particolari avvenimenti: nel 1763, per la nomina
a Granduca di Pietro Leopoldo, nel 1801 in omaggio al re
Ludovico d’Etruria, nel 1839 per il famoso Congresso Mondiale
degli Scienziati, nel 1860 quando i barcaioli di Pisa corsero
spontaneamente una regata in onore dei genovesi che avevano
restituito, il 22 aprile, le catene del Porto Pisano e nel 1864
per il Centenario Galileiano.
Le
imbarcazioni usate per il Palio di San Ranieri sono di tipo ad
otto vogatori più timoniere ed il “montatore“.
Le
imbarcazioni in fase di recupero ed attualmente iscritte
all’ARIE, furono realizzate, in occasione del ripristino della
manifestazione nel 1935, dal Cantiere Fontani di San Piero a
Grado (Pisa).
Interamente
costruite in legno, lunghe 11 metri, larghe 2,20 metri e del
peso di circa 700 chilogrammi l’una, sono spinta da remi
lunghi 4,60 metri e pesanti oltre 18 kg. Gli
scafi ricalcavano fedelmente se pure in scala ridotta la linea
delle “galere sottili” dell’ordine Stefaniano a
forma di fregata, con gli scalmi sugli “apposticci“ (bordi)
come la tradizione richiedeva. Queste
imbarcazioni sono state utilizzate fino all’edizione del 1984.
Ogni
imbarcazione sulla base della colorazione è stata abbinata ad
uno dei quattro quartieri storici delimitati dall’intersezione
con le due principali vie cittadine aventi direzione nord - sud
e con il fiume Arno con direzione ovest - est.
Ogni
quartiere è contraddistinto da propri colori. In senso orario
troviamo nella parte sud della città: San Martino (dai colori
bianco e rosso) e Sant’Antonio (bianco e verde), mentre nella
parte nord: Santa Maria (bianco e celeste) e San Francesco
(bianco e giallo).
Il
percorso tradizionale in Arno è quello controcorrente, con
partenza a monte del ponte della Ferrovia e con l’arrivo
davanti al Palazzo Medici oggi sede della Prefettura, per un
totale di 1500 metri. La caratteristica di questa regata, oltre
alla presenza del “montatore”, è quella di mantenere
inalterate le caratteristiche degli antichi palii, in quanto
ogni timoniere, subito dopo la partenza, compatibilmente con la
possibilità di sopravanzare le altre imbarcazioni, ha la
possibilità di sceglie la traiettoria reputata più favorevole.
Questo comporta una lotta accanita fin dalle prime remate, perché
i timonieri cercano subito di sopravanzare le barche concorrenti
per portarsi dalla parte sinistra del fiume per subire meno
l’influenza della corrente, contraria al senso di marcia e per
percorrere il lato interno dell’ampia curva del tratto
cittadino dell’Arno.
La
vittoria finale non è assegnata in base all’ordine di arrivo
delle imbarcazioni ma viene affidata, dopo l’abbordaggio al
barcone ancorato sulla linea di traguardo, all’abilità del
“montatore” che affianca l’equipaggio.
Infatti
il “montatore” deve arrampicarsi su di un uno dei quattro
canapi che raggiungono la sommità di un pennone alto dieci
metri, per afferrare il “paliotto” simbolo della vittoria.
Il paliotto di colore azzurro assegna la vittoria, quello di
colore bianco il secondo posto, quello di colore rosso il terzo.
Una coppia di paperi è il riconoscimento riservato
all’equipaggio classificatosi per ultimo.Tutto questo oltre a
significare la conquista dell’antico palio, ricorda
l’impresa di Lepanto quando la flotta dei Cavalieri di Santo
Stefano andò all’abbordaggio dell’ammiraglia turca, per
impadronirsi della “fiamma” da combattimento posta sul
pennone dell’imbarcazione degli “infedeli”. Lo stendardo
conquistato è ancora conservato nella Chiesa dei Cavalieri dei
Cavalieri di Santo Stefano nell’omonima piazza di Pisa. |